Altro

Pino Ferraris ci ha lasciati In evidenza

Lunedì 06 Febbraio 2012 15:59

Autore: Amministratore

 

Oggi si terranno i suoi funerali, e con lui se ne va un osservatore attento, profondo, e mai banale, della nostra società, dei processi sociali, del mondo del lavoro, capace di raccontare i mutamenti del nostro frenetico tempo mentre questi sono ancora in divenire. Dai movimenti operai al sindacato, passando per la lunga esperienza delle cattedre universitarie, Pino ha sempre portato innovazione ed entusiasmo in qualsiasi esperienza della sua vita, interpretandola sempre con lo spirito rivoluzionario che ha chi vuole cambiare la società, per renderla più giusta. Segretario dello PSUIP di Torino, autore dei Quaderni Rossi, dirigente della sinistra (PSI, PSIUP,PDUP,DP), co-fondatore de Il Manifesto, poi sociologo, non ha mai smesso di studiare Pino, e  tra le ultime cose che ci lascia ci sono gli scritti sui movimenti giovanili di tutto il mondo, da quelli di Wall Street, a quelli della Primavera Araba, in cui vi ritroviamo una lucidissima capacità di analisi circa il web, e di “connessione” che produce “associazione”. Una capacità di lettura dei fenomeni sociali, e di interpretazione del mondo, unita a quella visione per il futuro talmente rara, e di cui abbiamo bisogno di questi tempi, che ci faranno mancare ancor di più Pino Ferraris.


Angelo Bonelli

 

Domenico-FiniguerraSi è appena conclusa l’assegnazione del premio Personaggio Ambiente Italia 2011. Il vincitore di questa edizione è Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, eletto dall’insindacabile giudizio del popolo del web con quasi il 17% dei voti.
Il Comitato Tecnico, composto da direttori di testate giornalistiche ambientali, giornalisti, responsabili di siti e blogger italiani di canali ambientalisti, vuole invece conferire una menzione speciale al Forum italiano dei movimenti per l’acqua, promotori e fondamentali sostenitori per il referendum sull’acqua pubblica dello scorso giugno.

 

Grande partecipazione di pubblico e grande soddisfazione per il premio Personaggio Ambiente Italia 2011, con oltre 7.500 votanti e tantissime nuove adesioni; come spiega Mario Notaro, segretario del Comitato Tecnico

"Siamo orgogliosi e felicemente stupiti della partecipazione del popolo del web al Premio. Abbiamo, infatti, più che raddoppiato i voti rispetto all’edizione precedente, sintomo del crescente interesse a tematiche legate all’ambiente, al clima, alla sostenibilità. Premiare una personalità che si è distinta per l’impegno nei confronti del notro Pianeta, in termini di sviluppo osstenibile, è un modo di veicolare l’attenzione di media e opinione pubblica su un tema di interesse comune: la salvaguardia dell’ambiente."

Il premio va a Domenico Finiguerra per il suo impegno nel movimento nazionale “Stop al Consumo di Territorio” che ha preso il via da Cassinetta di Lugagnano nel 2009. Il sindaco della cittadina della provincia di Piacenza è stato anche tra i primi firmatari per la Costituente Ecologista Civica. Tra i nomi candidati per il premio Personaggio Ambiente 2011 vi erano anche Wangari Maathai, Gisele Bundchen e molto altri volti noti nel campo della difesa dell’ambiente e dell’ecologia, per un totale di 21 candidati scelti dal popolo del web per essersi distinti con le loro idee e con le loro azioni nel settore ambientale in Italia. Tra questi, il secondo posto del premio Personaggio Ambiente 2011 va ai pescatori di Torre Guaceto, con il 14,2% di voti. Essi si sono distinti per aver scelto un progetto di pesca sostenibile nella Riserva di Torre Guaceto (Brindisi), in collaborazione con il Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta, decidendo di pescaee una volta a settimana, unicamente in una zona specifica, con reti più corte e maglie più larghe, azione che ha permesso il recupero della fauna ittica e dell’ecosistema nel suo complesso. Il terzo posto è invece per Peter Brandauer, presidente di Alpine Pearls, associazione di promozione per una vacanza ecocompatibile nei paesaggi incontaminati delle Alpi italiane.

Ho lavorato per più di quattro decenni, nella foresta amazzonica. Cinque anni fa, ho convocato il primo incontro internazionale in difesa dei popoli indigeni in isolamento. Ci siamo incontrati a Belem del Pará e lì ho proposto la creazione di un'Alleanza Internazionale per la loro protezione.

Lo dico senza angoscia, ma chiaramente, abbiamo fatto pochi progressi in proposito. Sento che l'urgenza di allora, si è trasformata oggigiorno in una minaccia reale: i popoli isolati e i loro territori sono a rischio come non mai.
Negli ultimi cinque anni ho visto l'interesse nel far uscire dalla loro terra gli indigeni isolati, permettendone così l'invasione da parte delle compagnie petrolifere o minerarie, ho visto come si firmano decreti e concessioni per lo sfruttamento delle risorse naturali in aree abitate da questi esseri umani ; ho visto indigeni uccisi o perseguitati per difendere i propri diritti. Mi sono reso conto che continuiamo a considerare l'Amazzonia e gli indios come un ostacolo alle strategie di sviluppo, come sancisce l'Iniziativa di Integrazione dell'infrastruttura Regionale Sudamericana.
Dighe, strade, ponti sono stati costruiti in Amazzonia, senza proporre misure che tutelino effettivamente i diritti di questi popoli, e se questi atteggiamenti persistono, il destino degli indios in isolamento è segnato e spariranno.


Non possiamo restare indifferenti di fronte a questo dramma. E ' tempo di reagire e che gli Stati, i governi, le imprese, gli organi internazionali, le chiese, le organizzazioni non governative, tutti, garantiscano il rispetto dei diritti umani dei popoli isolati dell'Amazzonia. Si tratta di una questione di coscienza e un imperativo morale. Non sto chiedendo che blocchino i loro piani di governo, però si pretendo che una parte di quello che spendono per le infrastrutture e gli investimenti nelle industrie estrattive sia utilizzato per preservare veramente gli indios in isolamento dalla violenza.
Se, come il governo dice di questi piani e le opere sono per vivere bene e stare bene, che comprendano gli indigeni in isolamento all'interno di questi benefici. Loro vogliono solo garantirsi i loro territori. Proteggerli. Che non debbano pagare con la vita o col loro sradicamento, come è sempre stato, la mancanza di azioni sincere per proteggere i loro diritti che sono sanciti dalle leggi e dai trattati internazionali.
Si è in procinto di inauguarare oggi la prima autostrada interoceanica del Sud America attraverso la Foresta, il fatto che i popoli indigeni isolati non siano più perseguitati o estirpati dai loro territori, sarebbe la più grande prova di responsabilità e di rispetto che possiamo dare. Nel tratto tra Assis in Brasile, nell'Acre e Puerto Maldonado, nel Madre de Dios, in Perù, una zona che confina con Pando in Bolivia, i camion passeranno inarrestabilmente e pericolosamente vicino ai territori da loro abitati. Che cosa dovremo fare perché ciò non significhi più una minaccia alla vita e ad ulteriore distruzione della foresta?
E' la nostra occasione per cambiare la storia per sempre, e prevenire l'arrivo del momento fatidico, l'ora 25, quando non potremo fare più niente.
La situazione è critica e dovremmo essere tutti uniti. Non possiamo permettere che una parte dell'umanità si estingua. Gli Indios isolati devono vivere.
Sono la nostra essenza più pura, il nostro istinto più vivo. Un mondo senza di loro non varrebbe la pena e in futuro non ci sarebbe perdono per una tragedia che provochiamo contro noi stessi e contro il nostro pianeta.

Sinceramente e con affetto,
Sydney Possuelo
Brasilia 15 di dicembre 2010