Domenica 05 Agosto 2012 11:17

TASSARE GLI STIPENDI PIU' ALTI E' GIUSTO E FUNZIONA

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Limitare le pensioni complementari elevate, i bonus eccessivi ed i cosiddetti “paracadute d'oro”. Tassare al 75% i redditi superiori a 1 milione di euro all'anno, come proposto da François Hollande in Francia. Sono tutte misure che non solo presentano un carattere equo, ma sono anche economicamente efficienti: un aspetto notoriamente più controverso e raramente discusso.

L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) raccoglie dati – fra le altre cose - anche sul significativo impatto degli aumenti di stipendio e benefit degli alti dirigenti. Nel suo ultimo rapporto “Sempre più divisi: perché le diseguaglianze continuano a crescere”, l'OCSE osserva che «il contratto sociale comincia a sgretolarsi in molti paesi» e constata che «la disuguaglianza dei redditi in Italia è superiore alla media dei Paesi OCSE, più elevata che in Spagna». Siamo tra i paesi in cui, nella scala di imposte sul reddito, i tassi più elevati sono fortemente diminuiti.

L'OCSE si è pronunciata chiaramente sulla situazione italiana: «la proporzione dei redditi più elevati – si legge nel rapporto - è aumentata di più di un terzo. L’1% più ricco degli italiani ha visto il proprio reddito aumentare dal 7% del reddito totale nel 1980 fino a quasi il 10% nel 2008. La porzione di reddito detenuta dallo 0.1% della popolazione invece è aumentata da 1.8% a 2.6% nel 2004. Allo stesso tempo, le aliquote marginali d’imposta sui redditi più alti si sono quasi dimezzate passando dal 72% nel 1981 al 43% nel 2010» in un paese dove, lo ricordiamo, il 10% della popolazione detiene il 50% della ricchezza totale del Paese.

Quando le remunerazioni dei dirigenti sono considerate 'troppo elevate', la coesione nei luoghi del lavoro e l'impegno dei dipendenti si sgretolano. Secondo il sondaggio BVA per il Gruppo BPI fatto in 11 paesi con 6.800 dipendenti (maggio 2011), solo il 16% dei lavoratori italiani ha una buona opinione dei propri dirigenti d'azienda e quasi il 30% ha una cattiva opinione del proprio diretto superiore. Che l'eccessivo divario di stipendio fra dirigenti e impiegati abbia forti conseguenze sulla produttività è confermato da molte fonti, fra cui il bestseller “Hard facts, dangerous half-truths and total nonsense : profiting from evidence-based management” (Harvard Business School Press, Jeffrey Pfeffer e Robert Sutton, 2006) che cita uno studio americano condotto su 102 unità di business concludendo che maggiore è il divario tra gli stipendi dei dirigenti ed i lavoratori, più la qualità del prodotto è scadente.

L'argomento principale degli oppositori di queste misure di tassazione maggiore degli stipendi più alti è il rischio di perdere i “migliori manager”. Questo rischio presuppone l'esistenza di un mercato del lavoro internazionalizzato per i dirigenti. Ma un tale mercato non esiste. Il sociologo Michael Hartmann ha pubblicato, lo scorso dicembre, uno studio sulla carriera e la mobilità dei dirigenti a capo delle aziende leader in Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Cina, Giappone e Stati Uniti. La sua conclusione è indiscutibile: i dirigenti stranieri sono presenti nei grandi gruppi in percentuali molto basse, circa il 5%.

Un altro argomento usato dai 'difensori' degli stipendi più alti sarebbe che gli alti salari dei dirigenti sono spesso giustificati dalla loro impatto sulle prestazioni della società che dirigono. Tuttavia alcuni studi, come quello di J. Pfeffer e R. Sutton, stimano che, nelle grandi aziende, l'impatto dei dirigenti sulla performance dell'azienda è solo dello 10%. Un altro studio condotto da Marianne Bertrand (Università di Chicago) e Antoinette Shoar (MIT), pubblicato nel 2003, dimostra che l'impatto personale dei dirigenti spiega circa il 4% delle performance aziendali.

Una migliore politica fiscale ridurrebbe il divario del tenore di vita. Lontano da aggravare il rendimento economico, contribuirebbe a un progresso verso una gestione più rispettosa delle persone e più attenta ai vincoli dei dipendenti. La tassazione del 75% dei redditi superiore a un milione di euro all'anno, proposta in Francia da Hollande, potrebbe essere il primo passo per ridare un senso al lavoro individuale e collettivo e alle prestazioni professionali.


Ian Gorog

Ultima modifica Domenica 05 Agosto 2012 11:38

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