Venerdì 03 Agosto 2012 13:28

I PARCHI NAZIONALI SOTTO LA SCURE DELLA SPENDING REVIEW

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articolo di Giuliano Tallone

La crisi economica che sta investendo da tempo l’Italia e l’Europa vede come tutti sappiamo neitagli alla spesa pubblica una delle risposte più forti. La logica applicata dal 2008 in poi un po’ da tutti i governi è quella dei “tagli lineari”, cioè tagli percentuali indifferenziati su tutte le amministrazioni pubbliche. Tra queste ci sono Ministeri, Regioni e grandi enti pubblici con migliaia di dipendenti, ma anche piccole e piccolissime istituzioni con compiti diversi, come i parchi nazionali e regionali. E la “spending review” non li risparmia, anzi nei meccanismi perversi della finanza pubblica li sta mettendo in ginocchio.

Dal 2010 in poi si sono succeduti tagli al personale pari al 30% negli ultimi tre anni, ai quali si sono sommati sostanziali riduzioni nei finanziamenti per le attività istituzionali. Ora, con l’approvazione del Decreto Legge 6 luglio 2012, n.95 (proprio la cosiddetta “spending review”) pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 156 il 6 luglio 2012, potrebbe arrivare il colpo di grazia per le aree protette nazionali.

Il Decreto prevede infatti un ulteriore taglio del 10% delle dotazioni organiche di tutti gli enti pubblici non economici e quindi anche degli enti parco nazionali. In totale il 40% in poco più di tre anni, ovviamente una misura insostenibile, una situazione che rischia di non consente di garantire le finalità istituzionali complesse di un organismo nazionale come un ente parco. Nei casi più estremi le dotazioni organiche scendono per alcuni parchi sotto le 10 unità.

Questo sostanziale, insostenibile, taglio produce anche la situazione per la quale in alcuni enti parco nazionali il personale è messo in sovrannumero e quindi in mobilità, non solo mettendo in difficolta intere famiglie (non è certo difficile trovare un altro ente in cui trasferirsi in situazioni come la Sila o le Dolomiti Bellunesi, e si rischia fino al licenziamento), ma anche perdendo importanti competenze acquisite negli anni.

Come fa un parco nazionale a funzionare con meno di 10 persone in ufficio? A garantire le visite guidate, le attività con le scuole, la ricerca scientifica, le pratiche di nulla osta, la gestione delle strutture operative come il Museo o il Centro Visitatori, a promuovere il territorio e il turismo sostenibile con la sentieristica, i capanni per il birdwatching, ma anche con lo sviluppo del marchio del Parco per i prodotti agricoli? Ad attuare le innumerevoli azioni previste per la conservazione delle specie e degli habitat di importanza internazionale presenti sul nostro territorio, ma anche lo sviluppo compatibile delle comunità locali? Come fa, con questi numeri, anche solo a garantire il proprio funzionamento, a predisporre i bilanci, a gestire la contabilità e i rapporti con i fornitori? Come può questa organizzazione produrre progetti per garantire almeno in parte il proprio autofinanziamento?

Tutto questo è oggi in severa crisi, anzi posso dire in alcuni casi sull’orlo del crollo operativo. Chi può fare qualcosa per i parchi nazionali, per supportarne l’azione ed anche la sopravvivenza messa oggi fortemente in discussione, per favore lo faccia.

Ultima modifica Venerdì 03 Agosto 2012 14:05

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