Mercoledì 27 Giugno 2012 13:32

UN'ALTRA STRADA PER L'EUROPA

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“Nessun paese esca dall’euro, costruiamo subito l’Europa politica e democratica, socialmente giusta ed ecologicamente sostenibile”

Dalla “dichiarazione di Parigi” dei Verdi europei all’appello “un’altra strada per l’Europa”, proposte possibili e sostenibili per ricostruire la casa comune europea.

Il nostro mondo sta attraversando una crisi che è al contempo finanziaria, economica, sociale, ambientale e democratica, crisi strutturale, conseguenza di un modello di sviluppo basato sulla crescita insostenibile, incurante dei vincoli sociali e ambientali, nutrita da un eccesso di debito pubblico e privato. La crisi mette a nudo le contraddizioni insanabili del nostro sistema economico che va assolutamente ripensato e modificato. Il dibattito pubblico nel paese mostra la grave inadeguatezza di una classe politica non solo  screditata ed impaurita, ma  incapace di proporre e perseguire soluzioni con la decisione e la forza che la drammaticità della situazione richiede..

Tra le demagogiche, populiste e superficiali proposte di uscita dall’euro e le miopi politiche di rigore, austerità e tagli, operati dal governo dei “tecnici” e imposti dalle istituzioni europee e internazionali, è evidente l’assenza di politiche efficaci, in grado di imprimere una svolta democratica per rilanciare un’idea di Europa politica, sociale, sostenibile, fondata sulla democrazia partecipativa multinazionale e multilivello.

Sentiamo l’urgenza e la necessità di ridare speranza e fiducia alle cittadine e ai cittadini, che devono essere coinvolti nel “necessario” processo di rilancio del progetto europeo con scelte serie, credibili, praticabili e che abbiano al centro la questione della crisi ambientale e la necessaria prospettiva della conversione ecologica dell’economia.

Sono quattro i dati di fatto, spesso negati da una politica debole, miope e poco coraggiosa, che  richiedono risposte immediate ed azioni forti e decise: le politiche di rigore ed austerità stanno trascinando l’Europa verso una grave recessione economica che aggrava di giorno in giorno il problema del debito sovrano; la Grecia, che attraversa da anni una profonda recessione, certamente non riuscirà a rimborsare il suo debito pubblico; nessuna unione monetaria può essere sostenibile senza una solida unione fiscale e politica; la principale causa della crisi non sta nella non sostenibilità delle finanze pubbliche o nella mancanza di competitività ma nella crescente disparità di reddito e ricchezza registrata negli ultimi decenni a livello mondiale e in un settore finanziario sovra indebitato ed asservito al debito e alla speculazione, con la conseguenza della crescita del credito e un accumulo del rischio non sostenibili.

Dodici  valide proposte per una soluzione socialmente giusta ed ecologicamente sostenibile della crisi: “la dichiarazione di Parigi. Dodici  proposte per iniziare a segnare una risposta al processo di disintegrazione in atto dell’Unione Europea.

Una road map per rilanciare il progetto europeo: da una revisione del trattato dell’Unione “partecipata dai cittadini” verso una forte integrazione politica e democratica  ad un New Deal Verde per la riconversione dell’economia, dall’istituzione di un Fondo Monetario Europeo ad una decisa regolamentazione del sistema finanziario ed un efficace, trasparente e pubblico controllo delle banche, dal necessario cambiamento verso stili di vita rispettosi dell’ambiente e del paesaggio alla necessità di una forte equità sociale nelle politiche fiscali e di welfare. (link per scaricare il documento completo)

Abbiamo anche aderito e invitiamo ad aderire all’appello “un’altra strada per l’Europa / another road for Europe”, sottoscritto già da importanti  personalità della cultura, del giornalismo, dell’economia e della politica in tutta Europa,  dove si denuncia il forte rischio che il progetto europeo originario cioè come spazio di integrazione economica e politica, libera dalla guerra, costruita attraverso gli avanzamenti economici e sociali, l’estensione della democrazia, dei diritti e del welfare, fallisca.

Sei gli obiettivi proposti da cui partire.
Ridimensionare il peso della finanza quindi, la Banca centrale europea deve diventare il prestatore di ultima istanza dell’unione; tutte le transazioni finanziarie devono essere tassate; una regolamentazione più stretta deve impedire le attività più speculative e rischiose; deve essere reintrodotta la divisione tra banche commerciali e banche di investimento; si deve creare un’agenzia di rating pubblica europea.

Integrare le politiche economiche quindi, andare oltre i vecchi e nuovi patti di stabilità e oltre le politiche limitate a mercato e moneta unica; armonizzare in campo fiscale la tassazione in Europa; spostare il carico fiscale dal lavoro alla ricchezza e alle risorse non rinnovabili; utilizzare la spesa pubblica per rilanciare la domanda; difendere il welfare ed estendere le attività e i servizi pubblici; introdurre gli eurobond non solo per rifinanziare il debito ma per finanziare la conversione ecologica dell’economia europea.

Aumentare l’occupazione, tutelare il lavoro, ridurre le disuguaglianze quindi, salvaguardare i diritti del lavoro e il welfare, creare un’occupazione stabile e con salari più alti, tutelare i redditi più bassi e proteggere i diritti sindacali, la contrattazione collettiva e la democrazia sui posti di lavoro.

Proteggere l’ambiente quindi, tutte le politiche devono tener conto degli effetti ambientali; bisogna ridurre il cambiamento climatico e l’uso di risorse non rinnovabili; favorire le energie pulite, l’efficienza energetica, le produzioni locali, la sobrietà dei consumi.

Praticare la democrazia quindi, ripensare le forme della democrazia rappresentativa attraverso i partiti e governi ormai in crisi; dare legittimità e peso alle istituzioni europee elettive; dare risposte alla domanda di democrazia partecipativa e deliberativa; superare il divario tra i cambiamenti sociali di oggi e gli assetti istituzionali e politici che sono fermi a un’epoca passata; includere politicamente e socialmente i migranti come prova essenziale del grado di democrazia dell’Europa.

Fare la pace e difendere i diritti umani quindi, effettuare drastici tagli e razionalizzazioni della spesa militare; implementare una politica di sicurezza umana e comune, che può costruire la pace e garantire i diritti umani; aprire alle nuove democrazie del Medio Oriente, così come si era aperta ai paesi dell’Europa dell’est dopo il 1989. (link per scaricare il documento completo e aderire all’appello).

Ecologisti, reti civiche e verdi europei

Ultima modifica Mercoledì 27 Giugno 2012 13:52

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