Martedì 03 Luglio 2012 17:00

COME USCIRE DALLA DITTATURA DEGLI INCENERITORI

Valuta questo articolo
(4 voti)

di Marco Boschini, Domenico Finiguerra e Luca Fioretti

I rifiuti sono la punta dell’iceberg di questo modello di sviluppo totalmente insostenibile e autodistruttivo. Rappresentano meglio di ogni altra considerazione le condizioni climatiche che lo sviluppo ad ogni costo, la crescita infinita, il mito del prodotto interno lordo creano ogni giorno, sono macigni da rimuovere per poterci dare un futuro che parli di benessere e qualità della vita.

Ogni anno produciamo sempre più rifiuti, e con la scusa di non sapere dove metterli la politica nazionale, senza distinzione di sorta o schieramento, sceglie la strada più semplice, la scorciatoia degli inceneritori. Li si maschera chiamandoli con un altro nome, termovalorizzatori, cercando con un incantesimo di spostare l’attenzione sulla presunta convenienza energetica nella combustione di materiali post consumo che, con un minimo di buonsenso e una filiera impiantistica corta e sostenibile potrebbero tranquillamente essere avviati totalmente a recupero e riutilizzo.

Siamo l’unica nazione in Europa ad associare queste micidiali macchine di morte a impianti per la produzione di energia pulita, non è un caso infatti se grazie alla truffa dei CIP 6 paghiamo multe salatissime alla comunità europea.
(http://www.gse.it/attivita/Incentivo%20impianti%20CIP692/Pagine/QuadroNormativo.aspx)

Ci inventiamo finte emergenze rifiuti, e fintamente le risolviamo con periodicità sospetta, senza nemmeno essere in grado di rispettare quegli obiettivi minimi di raccolta differenziata che noi stessi ci siamo imposti con le normative regionali e nazionali.

Guardiamo con sospetto e agitiamo il mito del progresso ogni qualvolta si dimostra che ridurre è meglio di produrre, che recuperare è meglio di incenerire, che un pò meno per tutti è meglio del tutto per pochi…

E ancora oggi, nell’epoca dei rifiuti zero e delle grandi città e Paesi che in mezzo mondo hanno cambiato strada, noi siamo ancora qui a discutere di nuove linee e nuovi inceneritori, perché i nostri amministratori e governanti (di destra e di sinistra) non sanno pensare in altro modo che come pensa un diavolo: bruciare, bruciare e ancora bruciare!

Quando invece basterebbe una legge, pochi articoli semplici e chiari per raggiungere, in un colpo solo, molteplici risultati:
- riduzione dell'impatto ambientale e conseguente abbattimento dell'inquinamento
- risparmio economico per lo Stato
- creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro
- miglioramento della qualità della vita degli italiani
- superamento della filiera assurda degli inceneritori.

Fantascienza? Semplice provocazione? Entriamo nel merito.

Oggi in Italia sono circa 1.500 i comuni che praticano attivamente il sistema di raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti, con l'eliminazione dei cassonetti stradali e la consegna dei bidoncini alle famiglie del territorio. Sono comuni di montagna e di pianura, comuni piccolissimi e città, amministrati da giunte di sinistra e di destra, comuni del Nord come del Centro e del Sud. Insomma, un campione abbastanza eterogeneo e quindi attendibile.

Ovunque le percentuali di raccolta differenziata hanno superato, spesso di gran lunga, le percentuali minime richieste dalla normativa nazionale, con vere punte di eccellenza (su tutti valga il racconto dell'esperienza di Ponte nelle Alpi - BL, premiato quest'anno come vincitore assoluto dei Comuni Ricicloni per aver raggiunto quota 90%).
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/10/il-miracolo-quotidiano-di-ponte-nelle-alpi-bl/59110/)

Le bollette per i cittadini in questi comuni diminuiscono, o perlomeno restano inalterate, e i costi per le pubbliche amministrazioni hanno drastici ridimensionamenti, perché diminuendo la produzione complessiva di rifiuti diminuiscono le spese per i sindaci virtuosi.

Si creano posti di lavoro, perché si smette di sotterrare banconote nelle discariche o di bruciarle in un camino, e le si utilizza per assumere personale che lavora alla raccolta di quanto i cittadini differenziano. E' anche un ottimo modo per entrare nelle case a contatto con le famiglie, facendo una sana partecipazione.

All'appello mancano circa 6.600 comuni... Si calcola che se si avviasse domani mattina un programma nazionale per estendere ovunque il porta a porta si potrebbero creare, nel giro di pochi mesi, circa 250.000 posti di lavoro (senza contare tutto l'indotto), spendendo infinitamente meno dei soldi pubblici che buttiamo per costruire inceneritori che, nella migliore delle ipotesi, sono brutti da vedere (e molto probabilmente da "respirare").
(http://www.comunivirtuosi.org/index.php/news/4-news-generica/478-loccupazione-sostenibile)

Nel giro di qualche mese si potrebbe far adottare a tutti i comuni italiani, il sistema porta a porta per la raccolta dei rifiuti, con forme incentivanti e penalizzazioni per i comuni più o meno virtuosi.

Una cosa del genere creerebbe una reazione a catena formidabile: l'imprenditoria locale sarebbe incentivata ad investire in un'impiantistica locale finalizzata al recupero e riutilizzo del materiale post-consumo proveniente dalle raccolta domiciliare; i cittadini farebbero a gara (con la conseguente introduzione della tariffazione puntuale, per cui si paga solo per ciò che non si riesce a differenziare) per produrre sempre meno rifiuti alla fonte; le imprese si vedrebbero finalmente costrette a concepire, progettare e produrre beni e merci senza imballaggi, sfuse, alla spina. Gli enti locali sovradimensionati comincerebbero ad investire in una filiera corta di impianti in grado di recuperare e trasformare i materiali post consumo provenienti dalla raccolta domiciliare, abbandonando definitivamente la logica degli inceneritori e delle discariche.

Altro in questa categoria: « DEMITIZZARE LA CRESCITA INFINITA

Lascia un commento

Inserire i campi obbligatori contrassegnati con (*).