Giovedì 21 Giugno 2012 16:16

AD UN ANNO DAL REFERENDUM

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di Pietro del Zanna

E' passato un anno. Il messaggio complessivo che finalmente l'anima del Paese riuscì a trasmettere travalica il tema dell' "acqua bene comune". Comprende il bisogno di legalità e rispetto delle regole da parte di tutti e comprende il tema altrettanto fondamentale dell'energia (con un cambiamento di paradigma importante verso una democrazia energetica, fondata sul risparmio e la produzione diffusa da fonti rinnovabili). Il tutto in una cornice di disaffezione generale verso tutta la classe politica - e del governo Berlusconi in primis- e di voglia di riappropriarsi di un protagonismo politico annullato da molto tempo dall'autoreferenzialità sempre più accentuata di tutti i partiti. Ma, indubbiamente, il concetto di Bene Comune associato al tema dell'Acqua, fu ed è il cuore, in cui si manifesta un cambiamento di paradigma profondo, da cui difficilmente potremo tornare indietro.

E' intorno al tema dell'Acqua Bene Comune che si è creato un movimento mondiale che in Italia si è manifestato con la nascita del Forum italiano dei movimenti per l'acqua: aggregazione "di culture ed esperienze differenti", con l'obiettivo esplicito di fare divenire "la battaglia per l'acqua il paradigma di un altro modello di società" (dalla presentazione chi siamo sul sito web del forum http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article=6137 ). Il Forum si caratterizza per la forte modalità partecipativa e per la creatività che porterà alla presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare a favore della ripubblicizzazione del servizio idrico con oltre 400.000 firme raccolte e, successivamente, a promuovere il comitato per la campagna referendaria "L'acqua non si vende", raccogliendo, sui quesiti referendari, quasi un milione e mezzo di firme. Bene comune e partecipazione sono le parole chiave del successo del forum.

Ma anche questa, per quanto significativa, sarebbe restata una buonissima esperienza "laboratorio" (ottima fino alla legge di iniziativa popolare, ma che ha giocato fortemente d'azzardo sulla proposta referendaria. Una scelta, a mio modesto avviso politicamente incosciente che avrebbe potuto far fare grossi passi indietro all'intero movimento in caso di insuccesso), che non avrebbe ottenuto l'auspicato successo referendario non vi fosse stato il sovrapporsi di cause diverse mobilitanti al voto. Lo scontato accorpamento in un' unica data elettorale anche dei referendum riguardanti il nucleare e legittimo impedimento, la catastrofe giapponese con l'esplosione della centrale atomica di Fukushima e la conseguente acquisizione popolare dei rischi che l'energia nucleare comporta, il tentativo vergognoso del Governo Berlusconi di affossare il referendum sul nucleare, l'esasperazione popolare crescente nei confronti di una politica sempre più lontana dai cittadini (che si manifesta con i sorprendenti risultati elettorali alle elezioni amministrative che si svolgono pochi giorni prima del referendum), fanno sì che dopo anni di ripetuti insuccessi referendari il quorum venga ampiamente superato con una percentuale plebiscitaria di sì su tutti i quesiti.

Per pura coincidenza (destino?) l'incontrarsi momentaneo di percorsi e necessità diverse ha portato il nostro paese ad una vittoria che giustamente viene considerata storica. Sbagliò chi provò a cavalcarne l'esito per strumentali fini elettorali anti-Berlusconi in modo semplicistico, come sbagliò chi non provò ad analizzarne i cambiamenti di paradigma profondi che spazzavano (e spazzano) via tanto Berlusconi (punta di diamante del sistema al capolinea) quanto buona parte, se non tutta, una classe politica tanto di destra quanto di sinistra incapace di leggere ciò che sta avvenendo.

L'abbandono dell'idea di "bene comune" a vantaggio dell'instaurarsi dei bisogni è una delle caratteristiche dell'"era dello sviluppo" tanto analizzata da Ivan Illich. Oggi è avvenuto che siamo stati in grado di fare un passo indietro sul piano semantico dal concetto di "bisogno" al recupero dell'idea di "bene comune". Può sembrare poco, ma non lo è. Come "l'era dello sviluppo" per dirla sempre con Illich, ha inizio con le parole di Truman nel '49 quando in un suo discorso parlò dell'emisfero sud del mondo come "area sottosviluppata", suppongo che futuri analisti, vedranno nel movimento mondiale per l'acqua pubblica e nel rapido diffondersi del concetto di "bene comune" (e, nel nostro piccolo, proprio nell'esito referendario), la fine di tale era. E' l'inizio della "conversione ecologica" auspicata da Alexander Langer.

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