Mercoledì 06 Giugno 2012 13:50

CAMBIARE MODELLO DI GESTIONE DEL TERRITORIO

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di Stefano Leoni, presidente di WWF Italia

I terremoti non si possono evitare. Impreparazione e sorprese sì

Che l'italia sia una penisola ad alto rischio di sismicità è dato oramai da tutti condiviso. Il nostro Paese registra più di una scossa al giorno, anche se per fortuna la stragrande maggioranza è di bassa magnitudo. I dati sono alla portata di tutti, per chi volesse approfondire consiglio di andare a visitare la pagina http://cnt.rm.ingv.it/ o più in generale il sito dell'Istituto di sismologia.

Eppure, tutti sembrano rimanere sorpresi quando si manifesta un nuovo terremoto. Le reazioni sono nobili: gare di solidarietà, commozione, mobilitazioni di volontari. Ma quando si parla di responsabilità, tranne qualche capro espiatorio (raro e comunque transitorio), tutti si affrettano a confermare che l'evento non si può prevedere, che ristrutturare il patrimonio edilizio sarebbe troppo costoso e quindi non si poteva fare altrimenti. Ma credo che questo atteggiamento sia più dannoso dello stesso terromoto. E, peraltro, ci presenta come una società incapace di sviluppare una seria analisi della realtà.

Il sisma dello scorso 20 maggio ha avuto una particolarità: si è registrato un effetto sinergico della falda sotterranea, che spinta verso la superficie ha creato dei vuoti e ha disgregato lo strato alluvionale. In altri termini, è stato eroso il terreno su cui poggiano le fondamenta degli edifici. Questo elemento è preoccupante, perché anche strutture progettate antisismiche possono avere dei cedimenti. Il fenomeno, dunque, ci mette di fronte alla necessità di rivedere la nostra normativa antisismica. Ma sarebbe comunque sufficiente? Io credo di no. Ritengo che occorra ripensare interamente il nostro modello di gestione del territorio.

Stimolare la prevenzione e il recupero, porre un limite al consumo di nuove aree, rivedere il sistema fiscale e il quello infrastrutturale, restituire dignità alle pianificazioni e programmazioni ed eliminare le pianificazioni negoziate e/o in deroga. Insomma, ristrutturare il settore edilizio, impedire nuovi "piani casa" o condoni più o meno mascherati, impedire che i comuni dipendano solo dalle tasse sugli immobili.

Ma anche riscrivere le funzioni degli uffici statali. A cosa serve una Protezione civile che è capace solo di allestire in modo elegante qualche tenda? Ma incapace di programmare interventi. La gestione Gabrielli sembra segnare qualche miglioramento rispetto alla fallimentare precedente stagione, ma più che una struttura capace di superare le emergenze, appare essere un pronto soccorso. Non è capace di comprendere le cause, ma solo di intervenire sull'effetto. E spesso interviene sull'effetto che si percepisce e non su quello reale (basti pensare alle new town in Abbruzzo). Questo dipende anche dal fatto che è una struttura legata alla rete dei prefetti. Istituzione ormai obsoleta e costosa, formata al rispetto della certosina burocrazia e a privilegiare il procedimento amministrativo al risultato. Mi ricorda molto quella frase: "non ho combinato nulla, ma l'ho fatto in regola!" Bisogna, dunque, riscriverne i compiti e portarla fuori dal Ministero degli interni.

Occorre rivedere la nostra Costituzione, affinché venga riconosciuto il valore del territorio. Si rende necessario redigere ed approvare le Linee Fondamentali di Assetto del Territorio, già previste nel nostro ordinamento giuridico dagli anni "60 e mai realizzate per l'opposizione della lobby del cemento. Sostenere percorsi di studio e di riqualificazione professionale basati sulle nuove conoscenze.

Tutto ciò non servirà ad evitare nuovi terremoti, ma renderà il nostro Paese più resiliente. Anche questa è ecologia!

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