Giovedì 31 Maggio 2012 14:07

IL SOLARE E' GIA' PRONTO, LA POLITICA E' IN RITARDO

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articolo di Francesco Alemanni

La grid parity già c'è. Ma a qualcuno non conviene

Oggi il grande dibattito sul fotovoltaico avviene su due fronti: in primo luogo quale sia l’effettivo peso del solare sulla bolletta degli italiani; in secondo luogo come liberalizzare l’accesso al mercato delle energie rinnovabili. A questo è da aggiungere il dibattito all’interno degli ambientalisti che si chiedono quali sia il vero impatto ambientale dei grandi impianti.

Il primo punto è stato ampiamente chiarito dall’Autorità dell’energia. Le rinnovabili nella componente A3 – secondo fonti dirette - incidono mediamente di circa 70 euro l’anno sulla bolletta degli italiani (poco meno di sei euro al mese, in pratica un caffè ogni tre giorni. Bisogna precisare che in passato questi fondi sono andati solo agli inceneritori (che rientravano magicamente negli impianti...rinnovabili!) senza che nessuno mai alzasse un dito di protesta: il famoso CIP6.

Tutti parlano di raggiungimento della Grid Parity ovvero del punto in cui l'energia elettrica prodotta con metodi alternativi costi uguale a quella 'tradizionale', da rete elettrica. Il problema è che tutti sono convinti che il fattore determinante per il raggiungimento di questo obiettivo sia rappresentato dal costo dei pannelli e degli inverter, che convertono la corrente continua prodotta dai moduli solari in corrente alternata idonea alla rete. Gli ostacoli, in verità, sono diversi e complessi. Le previsioni del costo del pannello per gennaio 2013 parlano di un valore pari a 0,45 di euro/cent, cosa che permetterebbe ampiamente di parlare di parità tra il costo del kWh prodotto da fossile e quello prodotto da FV. E allora? I veri ostacoli sono quindi rappresentati non dal prezzo dei materiali ma dalla normativa che non consente la vendita dell’energia sul libero mercato.

Infatti oggi è possibile accedere al mercato dell’energia solo se si è iscritti al Registro del GSE (Gestore Servizi Energetici) e si è avuto accesso alla tariffa incentivante. Pensate inoltre che oltre agli altissimi oneri di dispacciamento (coordinamento e distribuzione) che si dovrebbero pagare per l’immissione nella rete di energia prodotta da fonti rinnovabili non è possibile accumulare l’energia, pur essendo presenti ormai diversi sistemi di accumulo dell’energia. Persino Terna è stata bacchettata nel momento in cui nelle scorse settimane ha iniziato a parlare di accumulo dell’energia.

Morale della favola: il cartello “monopolista” dell’energia gestito in primis dall’Enel e dall’Eni impedisce di fatto ai cittadini e alle PMI di diventare microproduttori di energia rinnovabili. Dietro si nascondono scenari nazionali e internazionali sull’accesso all’energia che di fatto sfuggono ai cittadini comuni. Addirittura sembra che la società Sorgenia di De Benedetti stia per essere acquistata da Gazprom.

Le energie rinnovabili rappresentano di fatto un sistema democratico di diffusione dell’energia, difficilmente soggetto a situazioni di monopolio non potendosi applicare brevetti sul sole e sul vento. Questo spaventa il cartello!

Quali proposte per assicurare al settore del fotovoltaico un futuro capace di dare serenità alle oltre 1000 imprese che si erano create in questi anni e agli oltre 130 mila lavoratori occupati?

Penso innanzitutto ad un V conto energia capace di dare stabilità al settore per i prossimi tre anni, che favorisca i piccoli impianti sia nelle tariffe che nelle procedure di autorizzazione, e poi i grandi impianti nelle aree industriali, in quelle da bonificare, sui capannoni, nelle cave dismesse, nei parcheggi. Ripristinare poi la maggiore tariffa per lo smaltimento dell’eternit. Favorire anche gli impianti a terra sia laddove ci sia un autoconsumo nella percentuale minima del 30% per consentire anche alle imprese agricole di annullare i costi energetici nel rispetto delle valutazioni di impatto ambientali sia condivisi in caso di più cittadini che si uniscono. Garantire la possibilità di accumulare l’energia, di favorire le Smart Grids (reti intelligenti) e - in caso di non accesso alla tariffa - consentire il libero accesso al mercato dell’energia abolendo gli oneri di dispacciamento. Rivedere infine il registro GSE rendendolo a sportello e non a graduatoria.

Il Governo Berlusconi prima con il Decreto Romani e ora il Governo Monti stanno di fatto allontanando gli investimenti in uno dei pochi settori che era diventato strategico per uscire dalla crisi e garantire occupazione. Vorrei un Governo capace di intravedere il futuro invece di negarlo!

 

Ultima modifica Giovedì 31 Maggio 2012 14:08
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