Nel frattempo gli Stati Uniti hanno ribadito la volontà di mettere in atto il piano di riduzione delle emissioni lanciato lo scorso anno a Copenaghen (-17% al 2005 pari al 4% rispetto al '90. Anche i delegati dell’India, altro Paese responsabile di enormi quantità di emissioni di gas serra, sono passati dalla chiusura totale a un’apertura relativa, anche se entrambi i colossi asiatici hanno dichiarato, gelando l’Europa, che saranno disponibili a ridurre le emissioni solo dopo il 2020. Per l’Europa, infatti, se non si taglieranno le emissioni dal 2010 l’incremento medio delle temperature potrebbe arrivare entro il 2100 a 3° C con un aumento, secondo Greenpeace delle morti causate dai cambiamenti climatici del 9%. Da registrare, infine, la totale assenza dell’Italia all’interno del dibattito sul clima che si sta svolgendo a Cancoon, cosa che la pone anche ai margini dell’Europa. Il nostro Governo in realtà da tempo “galleggia” tergiversando sulle politiche climatiche tentando di favorire, con una prospettiva di breve periodo, le lobby delle emissioni.
Ora i negoziatori stanno mettendo a punto i due testi per i ministri sugli impegni a lungo termine e l'altro su Kyoto. Si tratta, secondo alcuni osservatori delle Ong, di testi ancora troppo aperti mentre una serie di nodi importanti le foreste, i fondi per i paesi in via di sviluppo, sembrano, il condizionale è d’obbligo, essere sulla buona strada, con l’incognita però, del conteggio nell’ambito dei crediti d’emissione. È chiaro, comunque, che è necessario, per scongiurare la catastrofe climatica che necessario migliorare il Protocollo di Kyoto, prorogandolo oltre il 2012. Un fatto dal quale siamo ancora distanti.
Angelo Bonelli, Presidente dei Verdi per la Costituente Ecologista

