Martedì 07 Dicembre 2010 10:40

Due ruote di paura In evidenza

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di Luca Fazio (Il Manifesto)

  L’antropologo criminale Cesare Lombroso, nel dimenticato saggio Il ciclismo nel delitto, pubblicato nel 1900, aveva già capito tutto – o niente, come spesso gli capitava elucubrando. “Nessuno però dei nuovi congegni moderni ha assunto la straordinaria importanza del biciclo, sia come causa che come stromento del crimine; e a tal punto che se una volta si pretendeva (invero con un po’ di esagerazione) di trovare nella donna il movente di ogni delitto virile nel troppo celebrato: Cherchez la femme, - si potrebbe con minor forse esagerazione sentenziare ora: Cercate il biciclo... ”.

Centodieci anni dopo, l’assunto lombrosiano sembra rovesciarsi nel suo contrario. Al mezzo di trasporto più virtuoso oggi viene sempre associato un discorso lirico dai toni fin troppo altisonanti, la bicicletta viene venduta come promessa di eternità e insieme ritorno all’infanzia, filosofia di vita a portata di mano per spalancare le porte di un mondo migliore, ecocompatibile. Nuova ideologia, tant’è che anche nel nostro paese non c’è politico che possa permettersi di non salire in sella per cercare nuovi consensi.

Ma c’è qualcosa che non torna. Perché in Italia muore un ciclista al giorno (e quaranta finiscono all’ospedale); nell’anno 2007 (fonte Istat) in 15.713 incidenti sono morti 352 ciclisti (+ 11% rispetto al 2005) e 14.535 sono rimasti feriti (+ 16,5%). Sono quasi mille morti negli ultimi tre anni. Una strage. E poi perché gli italiani non sono ancora disposti ad abbandonare l’automobile, anzi il numero di auto pro capite continua a crescere nonostante sia già uno dei più alti del mondo in assoluto: più di 600 veicoli ogni 1000 abitanti, ci superano solo Stati Uniti (760), Lussemburgo (659), Malesia (640) e Australia (610). La media europea dei 27 paesi si attesta a 463.

Un autoinscatolamento delinquenziale, direbbe il nostro antropologo, totalmente privo di senso: gli italiani effettuano 5 milioni di spostamenti in auto solo per accompagnare i figli a scuola nonostante l’86% delle famiglie abiti a meno di un quarto d’ora di tragitto dalle aule. Inoltre, gli spostamenti motorizzati nel raggio di 2-5 chilometri sono il 52,8% del totale (come pedalare 15 minuti). 
In questo inferno di lamiera non è il caso di rallegrarsi più di tanto per l’aumento delle piste ciclabili che complessivamente, in Italia, coprono 3.227 chilometri (380 in più del 2008 e 730 in più del 2007): negli ultimi dieci anni, infatti, i chilometri sono triplicati eppure la percentuale media di spostamenti urbani in bicicletta è rimasta la stessa: 3,8%, anche se cresce vertiginosamente nelle grandi città, soprattutto del nord (in Olanda 27%, in Danimarca 18%,  in Svezia 12%). Questo cosa significa? Che i ciclisti italiani ormai non hanno nessuna intenzione di farsi rinchiudere in strisce d’asfalto che spesso non vanno a finire da nessuna parte e che l’indice di ciclopedonalità è diventato un nuovo parametro politico che dà la misura di quanto (poco) gli amministratori nostrani stiano facendo per rendere più vivibile le nostre città. Il caso di Milano è esemplare, perché al di là delle situazioni di eccellenza (come Bolzano o Ferrara) è la città dove la bicicletta è diventata un vero e proprio fenomeno di massa. Secondo una statistica sicuramente calibrata per difetto, a Milano si registrano almeno 150 mila spostamenti al giorno (+ 150% rispetto al dato del 1995 quando i passaggi in bici erano 53 mila). Al punto che la funzione primaria – il biciclo, come direbbe Lombroso, serve per spostarsi – è passata quasi in secondo piano rispetto al valore simbolico. Clamoroso, per esempio, è il successo delle biciclette a scatto fisso, sono bici da corsa feticcio che inseguono un ideale estetico minimalista giocando in sottrazione rispetto all’ingorgo di cose inutili che sovraccaricano le nostre vite. Senza freno, possibilmente senza scritte e fronzoli, essenziali, possibilmente autoprodotte - “la bellezza della bicicletta deve essere onorata dall’intervento creativo di chi la fa” (www.movimentofisso.it).
Ma anche in un contesto così favorevole, Milano (insieme a Roma) rimane la città con il più alto numero di ciclisti ammazzati in Italia e ha appena 74 chilometri di piste ciclabili contro i 740 di Monaco e i 1.000 di Vienna; le buone notizie si limitano al successo del Bike Sharing che nel corso del 2011 verrà potenziato offrendo ai milanesi duecento stazioni di prelievo e 3.650 biciclette.

Il fatto è che nonostante le promesse per strappare l’applauso e le foto ricordo in sella a una bici per convincere l’elettorato, nessuna amministrazione ha il coraggio di promuovere una serie di interventi mirati per integrare le diverse modalità di spostamento: imposizione del limite di velocità a 30 kmh (a Milano, causa traffico, la media è intorno ai 15 kmh), zone a traffico limitato, cunette e dossi per costringere le auto a rallentare e nuova segnaletica stradale a misura di ciclista. Mentre a Parigi hanno già sperimentato non piste ma addirittura la possibilità di far scorrere il traffico ciclistico contromano nelle grandi arterie di comunicazione, sottraendo spazio vitale (anzi mortale) alle automobili. Insomma, l’Europa è ancora lontana e in Italia sono i numeri a dire quanto sarà dura continuare a pedalare in salita.

Solo otto città hanno piste più lunghe di 100 chilometri. Nelle tre città con più bici a disposizione (Modena, Milano, Cuneo) il rapporto bici pubbliche/abitanti è di 1 a 1.000 (a Parigi è di 1 a 100, a Lione di 1 a 160). I pedalatori nostrani, mediamente, percorrono 400 metri al giorno (in Danimarca 2,6 km, in Olanda 2,3). Ci ostiniamo ad indossare la maglia nera, ecco perché il traguardo di Legambiente riassumibile nella formula 30-30-30 sembra difficilmente raggiungibile: entro il 2020 portare al 30% sul totale degli spostamenti la percentuale di coloro che in città usano la bicicletta, trasformare in corsia preferenziale almeno il 30% delle rete del servizio pubblico locale di superficie e ampliare le zone con il limite di velocita a 30 kmh.

Ultima modifica Mercoledì 08 Dicembre 2010 16:04
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