Martedì 07 Dicembre 2010 10:06

Wikileaks agita Cancun e svela i no a Copenaghen In evidenza

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di Emanuele Bompan (Terra)

Marginalizzare i paesi che ostacolano l’accordo di Copenaghen, come Venezuela e Bolivia, neutralizzare o cooptare paesi ostili come Nicaragua, Cuba o Ecuador. Questo il contenuto di un dispaccio sull’incontro tra Michael Froman, portavoce di Barack Obama sulla sicurezza e l’ex ministra per il clima danese Connie Hedegaard. È uno dei documenti inerenti i negoziati climatici pubblicati da wikileaks. Dai documenti emergono tutte le strategie di real politik adottate dalla diplomazia americana per convincere gli Stati a sposare il testo prodotto alla precedente conferenza delle parti sul clima.

Denaro come leva politica, diplomazia persuasiva nei confronti dei paesi in via di sviluppo, minacce diplomatiche, priorità nei finanziamenti. L’accordo si basa su impegni e obbiettivi volontari per ridurre le emissioni di gas serra. Una scelta per vari paesi, tra cui il gruppo Alba, sbagliata, unilaterale, violenta.

L’accordo, non incluso ufficialmente nel percorso negoziale Onu, richiedeva di essere siglato volontariamente per dare un segnale politico e mostrare la volontà delle parti di proseguire nel negoziato. In pochi seguono la linea americana, che a colpi di diplomazia e dollari, riesce a convincere 140 stati a sottoscriverlo, e quindi ad approvare il consenso di Washington sul clima. Per alcuni intervistati – che per ovvie ragioni non vogliono rivelare la delegazione di appartenenza - «è una procedura che la gente si poteva aspettare, per quanto in alcuni casi emergono dettagli compromettenti o che infastidiranno che non ha avuto nulla». Per esempio in un documento il presidente delle Maldive Ghafoor suggerisce al negoziatore americano sul clima Jonathan Pershing che il suo stato necessiterebbe 50 milioni di dollari per costruire delle barriere contro l’innalzamento del mare.

Di tutta risposta Pershing, interessato a includere le Maldive, membro influente del combattivo gruppo AOSIS (il gruppo delle piccole isole), nella lista del Copenaghen Accord, per influenzare altri a seguirle, suggerisce a Ghafoor di inviare cifre e dettagli sulla spesa per vedere di cercare un accordo bilaterale e richiedere soldi al Congresso americano. In ogni caso la lettura dei documenti conferma la scarsa fiducia tra le parti. Ben Kobren, direttore delle comunicazioni del negoziatore americano Todd Stern, incontrato ieri da Terra non ha voluto commentare per ora, rimandando al Dipartimento di stato per eventuali commenti.

«Cercheremo di rispondere alla conferenza stampa di lunedì». La questione clima sarebbe arrivata infatti fino alla Cia. Secondo i documenti di Wikileaks, l’intelligence americana si sarebbe occupata di cercare informazioni sui delegati Onu legati al framework sul clima, per avere informazioni sulle posizioni dei singoli stati e per conoscere eventuali alleanza ostili agli interessi statunitensi. Al Moon palace i delegati governativi minimizzano. Chi calca lo scandalo sono soprattutto le organizzazioni non governative, radunate al centro congressi Cancunmesse, che finalmente vedono chiaro l’ascesa del fallimentare accordo di Copenaghen e temono che le richieste della società civile svaniranno, tra un accordo a porte chiuse, una consultazione diplomatica telematica e incontri informali.

Ultima modifica Mercoledì 08 Dicembre 2010 16:04
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