Giovedì 25 Novembre 2010 16:04

Intervista a Marco Roveda, fondatore di Lifegate

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Intervista a Marco Roveda, fondatore di Lifegate

Quali saranno i compiti principali del Worldshift Council e con quali mezzi cercherà di sensibilizzare il G-20 sui temi della sostenibilità e dell’etica? Ad esempio, emetterà raccomandazioni formali dirette ai paesi membri, farà azioni di lobbying sui singoli governi oppure si spingerà anche a convocare manifestazioni pubbliche per fare pressione sul G-20?

Compito principale del Worldshift Council è fornire delle direzioni in un momento in cui sono assenti, manca una visione olistica e occorre ridefinire l’obbiettivo principale: LA FELICITA’.

L’opera di lobbying sarà rivolta, oltre che sui governi, verso i singoli leader, come persone: sono loro i primi a dover interiorizzare i valori della nuova Civiltà della Consapevolezza che occorre per riacquistare la fiducia in un roseo futuro, necessario all’uscita dalla crisi.  Per la manifestazione pubblica, la più grande è già in atto: è Internet. Attraverso Internet già ci ritroviamo, compiamo ricerche, ci connettiamo e comunichiamo ciò che sta cambiando nel mondo, Paese per Paese, comunità per comunità.

Quali sono le priorità e quale sarebbe, secondo lei, un primo risultato di rilievo?

Il punto numero uno è che bisogna distinguere la causa dagli effetti. Tutti i grandi problemi che affliggono l’umanità sono derivanti dalla medesima causa, la mancanza di consapevolezza dell’uomo.

Si stanno facendo molte cose per arginare / tamponare gli “effetti”, nulla verso la loro “causa” comune. Ad esempio, le misure per il contenimento delle emissioni della CO2, le leggi a tutela dei lavoratori, le norme sull’edilizia, sui metodi di fabbricazione e tutte le altre, sono azioni volte ad affrontare gli “effetti”. Non vedo però ancora azioni che promuovano la crescita della consapevolezza nelle persone, che diffondano i valori della civiltà, e per civiltà io intendo il rispetto dell’uomo e dell’ambiente.

Un primo risultato di rilievo sarebbe che i grandi decisori individuassero e mettessero a fuoco la “causa”. Ci sono incentivi e sussidi a pioggia, ma non c’è un euro destinato a diffondere i valori della nuova Civiltà.

Nel comunicato di presentazione si parla di scelte del G-20 “troppo spesso di orientamento economico”. Economia e etica sono davvero inconciliabili nell’era contemporanea?

Solo i più disattenti pensano ancora che un nuovo orientamento economico sia uno svantaggio, sono ancora legati al vecchio modo di fare economia profit-profit-profit e non capiscono che per ridare animo all’economia bisogna innanzitutto infondere fiducia nel futuro, passare a un’economia people-planet-profit.

Vorrebbe dire rifare il mondo da capo, in un’altra maniera. Come in un “dopoguerra” in cui si ricostruisce tutto. E tutti sanno che nei “dopoguerra” c’è un grande fiorire dell’economia.

La sua esperienza personale in che modo può fornire spunti anche a livello macro per conciliare business e umanesimo?

Le mie esperienze lavorative personali sono sempre state fortemente allineate a un nuovo stile di vita, questo nuovo modo di concepire la vita è iniziato subito dopo l’ubriacatura generale dello yuppismo anni ’80, periodo in cui si erano esacerbati l’assenza di valori e il materialismo compulsivo.

Le mie attività hanno dimostrato che si può fare business rispettando la natura, che i temi della sostenibilità anzi creavano profitto.

All’inizio degli anni ’90 parlavo di una nuova economia in cui “il cervello lasciava un po’ di spazio al cuore”. Oggi tutti le ricerche confermano quello che dicevo.

Lei crede quindi nella possibilità di un “nuovo umanesimo”?

Certamente sì. Credo in un nuovo stile di vita che ci aiuterà ad essere più felici. Il nuovo umanesimo ha posto le sue basi agli inizi degli anni’90 e sta guadagnando posizioni, contrariamente a quello che può sembrare da un esame superficiale alterato dal “rumore” prodotto da una seppure alta percentuale di inconsapevoli.

Il nuovo stile di vita s’ispirerà al: Vivere con sentimento; Dare un senso alla propria vita; Consumare in modo consapevole; Rispettare l'ecosistema e tutte le forme di vita; Cercare un lavoro gratificante; Essere onesti con se stessi e con gli altri; Fare del bene; Scegliere vere amicizie; Vivere la vita con gioia.

Quale posizione prenderà il Consiglio etico rispetto al movimento no global?

Non posso ancora dire quale sarà la posizione del Consiglio, posso dire quello che sosterrò io. Non si può essere contro un processo che non può essere arrestato, è inutile, non c’è verso. La globalizzazione è l'effetto dello sviluppo delle comunicazioni e delle nuove tecnologie. È come se si fossero allungate la nostra vista, le nostre mani, le nostre gambe: oggi tutti noi siamo cresciuti. Possiamo vedere e fare cose dall'altra parte del mondo. Si deve agire per fare sì che dalla globalizzazione sorga un mondo migliore. La globalizzazione è la sfida del terzo millennio, possiamo prepararci ad affrontarla bene.

Ultima modifica Giovedì 25 Novembre 2010 17:36
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