Domenica 24 Ottobre 2010 15:43

Costituente ecologista, ecco perchè è una buona idea

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Che cosa pretendere da un paese che non ha avuto la rivoluzione borghese e “in compenso” ha avuto la Controriforma? Con questo richiamo gobettiano si poteva rispondere in prima battuta a tutti quelli che per anni hanno osservato, con malevola soddisfazione, la miseria del tentativo di dare peso politico in Italia alle ragioni della riconversione ecologica dell’economia, della società e della politica.

In una parola, della sostenibilità. L’assenza di una vera “ruling class” - il capitalismo straccione di cui hanno parlato tanti commentatori - e il frantumarsi della morale, privata e pubblica, in una casistica controllata dai confessori sono due macigni che pesano su ogni tentativo di veicolare e far diventare consapevolezza attiva i comportamenti responsabili, da cittadini, innanzi tutto.

Cittadini concretamente impegnati a fornire risposte, attraverso la costruzione di una società nuova e diversa, alla crisi ambientale, a quella economica e sociale che in questi vent’anni si sono intrecciate e inseguite in tutti i Paesi dell’Occidente, e non solo. Da aggiungere poi, nel caso italiano, la competizione, quando c’era il Pci, con un partito “di lotta e di governo” che non lasciava spazi a nessuno. Fortunati i Verdi tedeschi, con le aree culturali, sociali e politiche che l’Spd lasciava libere a loro; anche verso movimenti, di peso, caratterizzati dal loro riferimento al protestantesimo. Per non parlare di tutte quelle facilities – catene di ristoranti, di librerie, di centri culturali e sociali – che i Gruenen avevano potuto realizzare nelle pieghe del grasso stato sociale tedesco. Poco fortunati poi i francesi, ad avere come competitore un partito comunista così ingessato nello stalinismo che finì per sfarinarsi?!

Quando i cittadini si sentono tali diminuisce lo spazio per appartenenze sempre più arcaiche, si guarda con responsabilità al futuro. Non sembra questo il caso dell’Italia. Allora perché riprovarci, “vent’anni dopo” avrebbe suggerito Dumas? Perché riprovarci quando morale pubblica e privata hanno ricevuto botte da orbi, neanche ce ne fosse stato bisogno; quando illegalità e corruzione hanno ripreso il sopravvento alla grande; quando il capo del governo esprime impressionanti capacità eversive, in particolare della nostra Costituzione e di ogni ordinamento che intralci i suoi interessi personali, la sua “roba”? Proprio per questi motivi. Ma sarebbe una risposta retorica e vagamente patriottarda. In realtà, perché la “Costituente ecologista” si propone di superare i Verdi. Niente contro di loro, beninteso.

Non sarà Pecoraro, un untorello che però di danno all’immagine e alla “causa” ne ha prodotto tanto, a far scordare l’azione positiva e concreta dispiegata per oltre vent’anni. Non è difficile mostrare che di grandi e belle cose i Verdi, con l’aiuto del movimento ambientalista e delle sue associazioni, ne hanno fatte tante quante l’azione politica dei Verdi europei non riesce a uguagliare. E non è solo il nucleare. Oltre i Verdi è lasciarsi alle spalle una lunga stagione di minoritarismo in un progetto aperto e di ampio respiro per far affermare nella concretezza della storia i grandi temi che sono alla base di ogni riformismo del XXI secolo. Un percorso che perciò incroci ai diversi livelli soggetti sociali e politici in un’aggregazione sui contenuti, sulle idee, sulle proposte e la loro realizzazione, ma nel rispetto delle loro autonomie. Oggi sappiamo che sulla “conversione ecologica” dell’economia, come la chiamavamo tanti anni fa, si gioca una partita decisiva e globale. Fare fronte ai cambiamenti climatici, come i tre 20% dell’Europa propongono, è una sfida senza precedenti, che

contrappone al dramma in atto dello sconvolgimento climatico la risposta che innovazione tecnologica, organizzazione economica e sociale possono dare. In una prospettiva di radicali trasformazioni della società e della cultura da conseguire in pochi decenni, e con risultati già importanti entro questo decennio. Da far tremare le vene ai polsi. Non si tratta di “superare il capitalismo”, secondo la coazione a ripetere di certa sinistra. Si tratta di continuare a forzare la sua evoluzione in quella direzione. Impresa titanica, sullo sfondo si sente l’attrito di colossali contrasti, lo sferragliare di giganteschi interessi e rendite di posizione, basti pensare al dominio delle fonti energetiche fossili. Questo è in discussione oggi in tutto il mondo, sul suo futuro, come non era davvero vent’anni fa. Vale la pena di tentare la scommessa che anche l’Italia, nonostante Berlusconi e le degenerazioni prodotte, voglia essere parte del futuro del mondo.

Ultima modifica Giovedì 25 Novembre 2010 17:38

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