Lunedì 25 Ottobre 2010 15:39

Costituente ecologista: un compito non facile

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Il primo meeting della costituente ecologista di Bologna rappresenta una tappa importante per la costruzione di un nuovo soggetto ambientalista in politica. Anche il nordest ha dato un contributo al dibattito cercando di interpretare gli umori e le necessità di un territorio dove, dopo tanti anni, almeno nelle Regioni del Veneto e Friuli Venezia Giulia, è scomparsa a livello istituzionale una presenza politica verde.

L’appello “Io cambio” è innovativo, rappresenta un modo nuovo di far politica e apre nuove prospettive. è un appello multidisciplinare ricco di contenuti diversi e di culture diverse. Avrà il compito, non facile, di dare delle risposte alle grandi contraddizioni di questa epoca che vede la pericolosa convergenza di tre grandi crisi: quella ecologica, quella finanziaria e quella sociale. Avere la capacità di governare le conseguenze di questa convergenza vorrà dire essere capaci di governare le trasformazioni ambientali in atto che sempre poi diventano trasformazioni sociali che incidono nella comunità. Bisogna creare passione ed entusiasmo attorno alla costituente, chiamare gente nuova e per bene, chiamare i giovani ad impegnarsi in prima persona sui temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

Evidenziare la presenza fra i firmatari dell’appello di importanti persone della cultura, dello spettacolo, dell’arte, dell’università, tante personalità e meno politica soprattutto partitica. Si dovrà tornare ad ascoltare il territorio, fra la gente, tornare ad essere “riferimento”. Bisogna avere la pazienza di avviare e seguire questo processo costituente, un processo insidioso ma fondamentale per provare a cambiare con l’ecologia della politica le cose in questo Paese.

Pertanto trovo ancora prematuro, a differenza di altri che sono intervenuti nel dibattito anche sulle pagine di Terra, parlare di “schieramento” o di individuare già un possibile leader politico capace di sintetizzare queste aspettative. Prematuro perché prima di arrivare ad individuare il leader, bisogna costruire un percorso con fondamenta sicure, un percorso condiviso e partecipato, che unisca più che dividere, dove l’individuazione del leader è la tappa conclusiva di un processo e non viceversa. Come ha scritto Daniel Cohn–Bendit nel suo saggio “Che fare” «la congiuntura di una crisi ecologica prolungata e di una grave crisi economica che ha per sfondo una crisi sociale che va peggiorando, impone oggi di unirsi a tutti coloro che sono animati da un’autentica coscienza ecologica. Unirsi non per far tacere le nostre differenze e le nostre identità sociali personali, tanto complesse quanto legittime, ma per intervenire sull’essenziale, cioè per ricreare la possibilità di un vivere insieme sostenibile e più giusto».

Ultima modifica Giovedì 25 Novembre 2010 17:38

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