Martedì 14 Febbraio 2012 10:15

Messina: bidello diventa autista della preside

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La vicenda sembra presa da un film grottesco, invece è tutto vero. A Messina, Anna Maria Gammeri, preside in un liceo, ha utilizzato un collaboratore scolastico come «servitore» personale.
BIDELLO TRASFORMATO IN AUTISTA DALLA PRESIDE. La storia ha avuto inizio nel 2005, con la ricezione, da parte dei magistrati, di un esposto: anonimo ma molto dettagliato, comprensivo di date, spostamenti e orari. Proprio per la ricchezza dei particolari, il documento non fu cestinato. Anzi, la Guardia di finanza, come è stato spiegato in seguito nella sentenza, grazie ad alcuni appostamenti, accertò la veridicità della segnalazione.
FACEVA ANCHE LA SPESA. Nicola Gennaro, bidello, era diventato un vero e proprio «schiavo» della donna: la andava a prendere a casa la mattina e la riaccompagnava nel pomeriggio. «Vado a prendere la preside», avrebbe detto l'uomo ai colleghi. Manco fosse la cosa più normale del mondo, fu scritto nel verdetto, ironizzando sulla tesi della Difesa secondo cui l'accompagnamento della signora rientrava «nelle mansioni di servizio del Gennaro» in quanto lei non guidava «a suo dire, per scarsa inclinazione personale».
Gli investigatori accertarono che la dirigente mandava il bidello anche a sbrigare qualche commissione in banca e al supermercato: «In data 25 ottobre 2005, alle ore 09.25 l'autovettura condotta dal Gennaro veniva vista giungere presso l'abitazione della Gammeri, in via La Farina n.165, e fermarsi in doppia fila. Egli scendeva dal veicolo, prelevava dal cofano n.3 borse della spesa ed entrava nel portone dove è ubicata l'abitazione della dirigente scolastica».
Il collaboratore scolastico accumulava troppe ore di straordinario: «Almeno 400 all'anno», ha accusato Daniela Picciolo, della Gilda, sindacato dei docenti.
TESTIMONI INCENTIVATI A LASCIARE IL POSTO DI LAVORO. Insomma, il quadro era sufficiente per il rinvio a giudizio. A quel punto la Gilda chiese per la donna una sospensione cautelare. Ma nulla da fare. Rimase al suo posto. Anzi, sempre secondo quanto riconosciuto nella sentenza, la preside ne approfittò per creare intorno ai suoi protetti «un'aurea di intangibilità». E si prodigò per «disincentivare gli altri dipendenti dal presentare esposti o segnalazioni al riguardo».
Il risultato fu sconcertante: mentre le udienze subivano ritardi, una dopo l'altra (sette rinvii per arrivare alla prima udienza dibattimentale), tutti i professori e i collaboratori che avevano testimoniato a carico della preside, per timore di ritorsioni, chiesero il trasferimento in un'altra scuola. E il ministero non si costituì parte civile.
Il processo, intanto, non arrivava mai a chiudersi.
CONDANNE EVAPORATE CON IL CONDONO DEL 2006. Finalmente, sei anni dopo la prima denuncia e cinque dopo il rinvio a giudizio, il 24 ottobre 2011 arrivò la sentenza: il giudice monocratico Bruno Sagone, ricordando che tutte le deposizioni dei testimoni «appaiono perfettamente sovrapponibili, concordando univoche nello stigmatizzare questa «cosa un pò curiosa», sancì che la donna aveva compiuto «artifici e raggiri» finalizzati a conseguire, tramite l'uso privatistico dei propri poteri e funzioni, un ingiusto profitto». La preside fu condannata a 10 mesi di reclusione e 400 euro di multa. Quanto al bidello, 7 mesi e 300 euro di pena pecuniaria. Sanzioni poi evaporate per entrambi grazie al condono del 2006.
Da allora, come ha sottolineato un comunicato del coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio, la preside e il bidello sono ancora al loro posto. Nonostante sia «prioritaria la tutela dell'interesse pubblico che si concretizza nel ripristino della legalità e della serenità dell'ambiente del suddetto liceo».

Martedì, 14 Febbraio 2012


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