Martedì 14 Febbraio 2012 10:20

Sarkò, all'Eliseo coi soldi degli altri

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François Hollande vuole che sia Nicolas Sarkozy a pagarsi la sua campagna elettorale, non i soldi pubblici. Il Partito socialista, lunedì 13 febbraio, ha così inviato una lettera alla Commissione nazionale dei conti di campagna, l'autorità che controlla le spese dei partiti in campagna elettorale, per «attirare l'attenzione sul costo degli spostamenti del presidente» che per il momento sono interamente pagati dai contribuenti nonostante «Sarkozy sia, di fatto, già entrato in campagna elettorale».
Il Ps vuole che «sia l'Ump», il partito di Sarkozy, «a pagare i saloni e i buffet» dei viaggi del capo di Sato. È inaccettabile, infatti, «questo spreco di soldi pubblici».
CONTRO LE ULTIME USCITE DI SARKÒ. Nel mirino dei contabili del Partito socialista sono finiti particolarmente gli ultimi due spostamenti di Sarkò: quello di Lavaur e quello di Fessenheim. Due giornate in provincia in cui il presidente non ha esitato a parlare «della politica familiare» e del suo programma «per rilanciare il nucleare francese».
«Ma più che un attaccamento ai conti pubblici» la lettera del Ps «è una richiesta ufficiale di battersi a armi pari», ha scritto Le Parisien. «Le presidenziali sono anche un affare di soldi», ha commentato il quotidiano della capitale, e il partito di Hollande «vuole forzare Sarkozy a entrare in campagna con i suoi soldi».
BUDGET TOTALE DI 22 MLN DI EURO. Non è certo la prima volta che da rue Solférino piovono accuse «contro la tendenza del presidente-candidato a mescolare visite di funzione con discorsi elettorali». In poche parole, il Ps non vuole trovarsi al secondo turno di fronte a un avversario che ha risparmiato mesi e mesi di campagna elettorale. E la cosa si capisce facilmente.
Secondo le stime del Parisien il meeting di Bourget è costato a Hollande «quasi 1 milione di euro» quello a Rouen «costerà poco meno della metà». Quando si pensa che Hollande e Sarkozy hanno un budget di campagna da 22 milioni di euro ciascuno, il massimo consentito dalla legge, «si capiscono le preoccupazione dei socialisti».

Il presidente verso l'ufficializzazione della candidatura

In ogni caso l'attesa sembra essere finita. Sarkozy, infatti, «dovrebbe mettere un termine durante la settimana all'insopportabile suspense» che si è creata intorno alla sua candidatura, ha scritto Libération. E, secondo indiscrezioni raccolte da Libé, le opzioni del presidente-candidato sono tre.
La prima «è di candidarsi, martedì, davanti agli operai di Photowatt», una ditta di pannelli solari in fallimento che gli permetterebbe «un grande messaggio sociale».
La seconda, «più classica», quella di passare in tivù su France 2 al telegiornale delle 20, «meno spettacolare, ma con il merito di rubare la scena al preziosissimo meeting di François Hollande  a Rouen».
L'ultima opzione è quella di un visita al di fuori della capitale «in una meta ancora sconosciuta» prima di venerdì 17.
RIELEZIONE IN SALITA. In ogni caso, «non ci sono dubbi. Domenica 19 febbraio, Sarkozy sarà a Marsiglia per il suo primo meeting ufficiale in qualità di candidato», ha concluso Libération. Ma la strada per Sarkò sembra essere in salita: «Più i mesi passano, più ci sembra di rivivere il tonfo di Giscard d'Estaing del 1981», ha scritto il Nouvel Observateur.
Sarkozy è stato «il presidente 'protettore' da marzo a ottobre 2011», poi quello «'coraggio'» fino a oggi e, in fine, «sarà quello della destra totale», ha riassunto il Nouvel Obs. E questo «solamente per il tempo di un sondaggio». Con la sua «vecchia equipe di consiglieri», Sarkò «intende rispolverare i modelli di comunicazione che lo hanno portato alla vittoria nel 2007».
Ma dal 2007 sono passati cinque anni, «il tempo di un mandato», ha sottolineato il Nouvel Observateur, e «l'impressione è che i francesi stiano assistendo, passivi, all'ultimo di show» del président «prima di mettere la parola fine».

Martedì, 14 Febbraio 2012


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