Martedì 14 Febbraio 2012 12:00

Italia, cercasi investitori

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Permessi, burocrazia e regole incerte. Gli stranieri non investono più in Italia: crollo del 53% nel 2011. Il calcolo è arrivato dal Comitato investitori esteri di Confindustria.
In base a dati Ocse, l'Italia è penultima in Europa - davanti solo alla Grecia - nella classifica di chi tra il 2001 e il 2010 ha incamerato maggiori investimenti esteri. Che l'Italia, con il suo 1,2%,  - scrive il Corriere della Sera - viaggi diverse lunghezze dietro Regno Unito (4%) e Spagna (3,2%), non è una sorpresa. Ma a batterci sono anche altri Paesi dal curriculum economico meno internazionale del nostro: il 13,6% dell'Irlanda, il 9,9% dell'Estonia, il 6,9% della Slovacchia, il 4,3% dell'Ungheria e il 2,4% del Portogallo.
L'APPELLO DI NAPOLITANO. Bisogna superare «gli impedimenti burocratici e di altra natura» che frenano gli investimenti stranieri nel nostro Paese» ha detto lunedì 13 febbraio il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Dietro l'allarme del Quirinale c'è il paragone con gli investimenti diretti esteri in Francia, invariati tra il 2010 (l'anno del rimbalzo dopo la grande recessione) e il 2011 (l'anno della nuova crisi). Eppure la Francia non è il primo Paese che viene in mente quando si parla di economia aperta al mondo.

L'esperto: «In Italia c'è un'inaffidabilità delle procedure amministrative»

Che cosa non va in Italia? Da noi «c'è una sostanziale inaffidabilità delle procedure amministrative», ha spiegato Carlo Scarpa, docente di economia e politica industriale all'università di Brescia e redattore di lavoce.info. «Entri in un Paese dove sai come stanno le cose oggi, ma tra sei mesi possono andare in un modo completamente diverso». 
IL BELPAESE GIÙ NEL RANKING PAGAMENTI. Bisogna quindi arrivare a «una riforma della pubblica amministrazione che convinca gli investitori che siamo un Paese normale». E, probabilmente - si legge sempre sul quotidiano di via Solferino -, non la stessa nazione dipinta dalle classifiche della Banca mondiale sulle procedure fiscali: siamo 128esimi su 183 nel «ranking» sulla semplicità dei pagamenti, 49esimi nel numero di versamenti, 123esimi nella durata della procedura. E lo stock totale di investimenti stranieri vale circa 337 miliardi di dollari, contro i 614 della Spagna, i 674 della Germania, i mille miliardi e passa della Francia e i quasi 1.100 del Regno Unito.
MALE LA LOMBARDIA. A perdere nel confronto internazionale, poi, non è solo l'Italia in generale, ma anche la sua zona più 'dinamica', la Lombardia.
La regione della capitale economica nazionale si porta a casa un 9,2% che è sì il più alto d'Italia ma è anche la metà di Parigi e Madrid. E a battere la Lombardia ci si è messa anche la regione francese di Rodano-Alpi: ben lontana dal fulcro parigino, eppure sempre più internazionale della Lombardia, battuta 10,6 a 9,2.
Peccato, perché - secondo i calcoli riportati da Confindustria - ogni 10 miliardi di euro di investimenti esteri che entrano in Italia, si crea un valore aggiunto diretto di 2,5 miliardi l'anno.
CERCASI INVESTIMENTI. Per attirare più investimenti c'è chi chiede più certezze - scrive il Corriere della Sera - , ma anche chi suggerisce meno tasse e più incentivi per le attività di ricerca e sviluppo. A quanto pare l'Italia sembra essere un Paese di poeti e non di scienziati.
In Italia nel 2010 sarebbero mancati all'appello 19.700 ingegneri, 14.600 laureati in economia o statistica e 7.800 profili medico-sanitari: è la differenza tra il numero di laureati che le imprese volevano assumere nel 2010 e quanti sono effettivamente usciti da quelle facoltà l'anno precedente. I numeri (un'elaborazione di Confindustria su dati Eurostat) si rovesciano sulle specializzazioni letterarie (10.200 diplomi «di troppo») e politico sociali (-15.100).

Nella produzione industriale frena la Germania: -1,1%. Bene l'Italia: +1,4%

L'Eurostat ha comunicato che nel dicembre 2011, la produzione industriale della zona dell'euro è calata dell'1,1% rispetto a novembre e quella della Ue-27 dello 0,6%. La Germania ha accusato uno dei cali più consistenti con un meno 2,7% in dicembre rispetto a novembre. L'Italia invece ha segnato un recupero con +1,4%.
In novembre, l'indice della produzione industriale era rimasta stabile in entrambe le aree. Rispetto al dicembre 2010, nel dicembre 2011 la produzione è calata del 2% nella zona dell'euro e dello 0,9% nella Ue-27. Su base mensile, in calo anche la produzione energetica del 2% e dell'1,2% nella Ue-27.
MALE MALTA, GRECIA E LETTONIA. Oltre che in Germania, un forte calo della produzione è stato registrato in Malta (-2.9%), Grecia e Lettonia (-2.4%), mentre gli aumenti più forti sono stati osservati in Danimarca (+3.3%), Finlandia (+2.6%) e Irlanda (+2.5%). Su base annua (dicembre 2011 su dicembre 2010) la produzione industriale è calata in 15 paesi e aumentata in otto: il calo più forte è stato registrato in Grecia (-12.4%), Lussemburgo (-9.6%) e Portogallo (-8.9%), mentre l'aumento più consistente è stato osservato in Polonia (+10.0%), Repubblica ceca (+4.4%) e Lettonia (+3.2%).

Martedì, 14 Febbraio 2012


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