Giovedì 04 Agosto 2011 11:30

Tutto il futuro davanti Ma che strada prendere?

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Università, per trovare il percorso migliore bisogna guardare lontano. E confrontarsi.

L’unica riforma fatta da questo governo è quella universitaria. E nelle università si respira un clima di tensione negli ultimi giorni prima delle vacanze estive. Scompaiono le facoltà, i dipartimenti si prendono tutto: didattica e ricerca. Ma non solo.
I dipartimenti si riducono attraverso fusioni, accorpamenti in cui sembra che i modelli di ricerca o quelli culturali non contino nulla, sostituiti da trattative molto più concrete per mantenere la propria scrivania (quando c’è) o non spostarsi di un piano o non mettersi insieme a altri gruppi che potrebbero diventare una nuova maggioranza.
ATENEI CON I CONTI IN ROSSO. Ma le università (in Italia più di 80 con la pletora delle sedi distaccate, quasi tutte in perdita) rimangono tali e tutti sanno che un’analisi seria rivela che almeno la metà di esse ha il bilancio in rosso e molte devono vendere i gioielli di famiglia (leggi: le donazioni o gli immobili di proprietà) per puntellare bilanci precari e privi di un’adeguata prospettiva (cioè ripianare provvisoriamente le perdite di gestione).
NELL'OTTICA DELLA SOPRAVVIVENZA. Una legge, quella della Gelmini, dominata dai tagli orizzontali che deludono i comportamenti virtuosi e premiano gli sprechi e che mira alla semplice sopravvivenza. Una riforma per nulla liberale ma fortemente centralistica che non prevede un euro per lo sviluppo nè un euro per la competizione internazionale.

Ma siamo ad agosto, nel momento in cui molti giovani stanno decidendo del loro futuro, iscrivendosi – si spera consapevolmente –  in una università. Tutti pensano ancora alle vecchie facoltà e alle vecchie università sperando che lì ci sia un futuro.
Tutta la vita davanti era il titolo di un bel film del 2008 di Paolo Virzì, che non a caso inizia con una discussione di laurea anacronistica e surreale, priva di senso e senza pubblico. E la protagonista dopo essersi laureata su Martin Heidegger andrà a lavorare in un call center.
UNA SCELTA DAVVERO CONSAPEVOLE. Ma quale vita davanti? Dovremmo cambiare rotta almeno nei comportamenti  visto che la riforma appare agli occhi di coloro che dovranno usufruirne, un meccanismo opaco, incomprensibile, che probabilmente non cambierà nulla.
Qualcosa si può fare: scegliere davvero, non cedere all’inerzia di preferire l’università sotto casa (le sedi decentrate sono mediamente in passivo e raramente esprimono punti di eccellenza), cercare una speranza di futuro, un luogo nell’università che prometta qualcosa di veramente stimolante, innovativo. Andare in quell’università perché lì si può trovare quello che da sempre si cercava, un’opportunità inedita.
CONDIVIDERE LE ESPERIENZE DI STUDIO. Le università forniscono informazione, promozione, fanno un po’ di marketing; ma noi pensiamo che l’opportunità migliore sono gli esempi, le esperienze testimoniate dai protagonisti: i neolaureati, i tesisti che vano incontro al mercato delle imprese, e, in pochi, a quello della ricerca.
Raccontare la propria esperienza, condividere attese e delusioni, da parte di quelli che stanno uscendo o ne sono appena usciti, è anche un atto di solidarietà verso i più giovani che entrano nell’università.
Raccontare la propria esperienza, direttamente, senza diplomazie e senza trucchi. Lettera43.it darà loro questo spazio attraverso una serie di storie dedicate ai giovani dal titolo: Vite spericolate. Se tutta la vita è davanti a loro, che valga la pena di essere vissuta, che possa essere vissuta appassionatamente e liberamente.

* Mario Ricciardi è docente di Comunicazione multimediale, di media e processi di innovazione al Politecnico di Torino

Giovedì, 04 Agosto 2011


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